il salmone
Il salmone è un pesce tipico dei mari freddi del Nord (Scozia, Norvegia e Canada) ed è sempre più apprezzato sulle nostre tavole.

Tutti sanno che i salmoni depongono le uova

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dopo aver risalito i fiumi e che dopo la riproduzione fanno ritorno al mare. Il tempo di permanenza nel mare varia da due a quattro anni ed è rilevabile dagli anelli di accrescimento delle squame. Le uova sono deposte nelle fredde acque dei fiumi nordici, proprio in cima alle fonti, ove l'acqua è molto bassa, al punto da ricoprirle appena. Lo sforzo di risalire le correnti per riprodursi e il periodo di digiuno forzato nelle acque dolci è tale che molti esemplari muoiono poi nel ritorno; solo i più forti resistono, anche se non riescono a compiere più di due o tre viaggi nella loro vita. Il salmone dell'Atlantico (Salmo salar) è pescato lungo le coste atlantiche del Canada e dello Stato di Washington (USA), l'Oncorhynchus si pesca in Alaska (circa il 70% del salmone selvaggio del Pacifico) e lungo le isole del Giappone, mentre quello europeo è assai più raro e ormai minacciato dall'inquinamento. In commercio si trovano infatti per lo più i salmoni d'allevamento della specie Salmo salar. Vi sono diverse specie di salmone selvaggio del Pacifico; il più ricercato da pescatori e buongustai è il Chinhook, mentre il Sockeye costituisce un quarto del totale del pescato.004

Electrophorus electricus
Electrophorus electricus " anguilla elettrica "
L'elettroforo (Electrophorus electricus), conosciuto comunemente come anguilla elettrica o, più impropriamente, come ginnoto, è un pesce d'acqua dolce appartenente alla famiglia Gymnotidae. È conosciuto soprattutto per la sua capacità di generare, tramite dei muscolimodificati disposti lungo i suoi fianchi, dei potenti campi elettrici, dell'ordine di alcune centinaia di volt, che utilizza sia per la caccia che per l'autodifesa.
Tassonomia
A dispetto del nome comune di anguilla elettrica, questo pesce non ha nulla a che vedere con gli anguilliformi, essendo bensì un membro dell'ordine dei Gymnotiformes, anche detti pesci coltello. È l'unico rappresentante esistente del genere Electrophorus; la sua specie è stata comunque classificata e riclassificata più volte: originariamente era stato incluso in una sua propria famiglia, gli Electrophoridae, e solo in tempi relativamente recenti questa è stata abolita e la specie integrata fra i gimnotidi.[1]
distribuzione e abitat
L'elettroforo è diffuso nelle acque interne del nord dell'America meridionale, in particolare nei corsi d'acqua della foresta amazzonica, come gli affluenti del Rio delle Amazzoni e dell'Orinoco[1]. Predilige le acque tranquille, dai fondali melmosi e ricchi di vegetazione, nei quali può nascondersi e tendere agguati alle prede.
Descrizione
L'elettroforo possiede una tipica forma allungata (da cui il nome popolare di anguilla elettrica) e fusiforme. Il suo corpo è liscio, scivoloso, e praticamente non presenta scaglie; presenta un colorito grigio scuro che sfuma in un giallo-arancio sul ventre. Non possiede una pinnadorsale, mentre quella anale si continua a formare una cresta che scorre per tutta l'estremità inferiore del corpo, fino alla coda. Può raggiungere dimensioni massime di 2-2,5 metri in lunghezza, per un massimo di 20 chili di peso[1] che lo rendono il più grande dei Gimnotiformi.
Possiedono un organo respiratorio riccamente vascolarizzato nella loro cavità orale;[1] l'elettroforo è un pesce aerobico obbligato, e ad intervalli di circa 10 minuti è costretto a raggiungere la superficie e respirare aria.
Generazione del campo elettrico
L'elettroforo possiede tre paia di organi elettrici addominali in grado di produrre una differenza di potenziale e generare così un campo elettrico. Questi organi sono costituiti di cellule speciali, di origine muscolare, denominate elettrociti; tali elettrociti sono cellule piatte, a forma di disco, affrontate ed allineate, all'interno delle quali scorre la corrente elettrica. Al momento di liberare la scarica elettrica, per esempio per catturare una preda, i canali ionici situati sulla membrana di queste cellule si aprono, permettendo il libero passaggio di ioni sodio,caricati positivamente, che entrano nelle cellule stesse invertendone momentaneamente la carica, e generando perciò una scarica. Il meccanismo è simile a quello di una batteria, nella quale piatti conduttori affrontati producono una carica elettrica. Lungo i fianchi del pesce, gli elettrociti, presenti in un numero che va dai 5 ai 6.000, possono produrre in questo modo una scarica di più di 500 volt, ed un flusso di corrente pari ad 1 ampere (500 watt). Una scarica di questo tipo rende l'elettroforo uno dei pesci elettrofori più forti, insieme alletorpedini, ed anche uno degli animali più pericolosi delle foreste sudamericane: un elettroforo adulto è capace di uccidere con le sue scariche un uomo adulto e sano.
Oltre a questa devastante scarica, che il pesce utilizza per la caccia o l'autodifesa, questo pesce è in grado di generare anche campi elettrici di più lieve intensità, che utilizza principalmente per l'elettrolocalizzazione. Questi campi elettrici, dell'ordine di 10-15 volt, giocano un ruolo importante per la localizzazione non solo delle prede, ma anche per la comunicazione con altri esemplari della stessa specie, e probabilmente nella ricerca del partner e nell'accoppiamento.
Alimentazione
La dieta dell'elettroforo comprende sia pesci che piccoli mammiferi. È solito catturare le prede cogliendole di sorpresa e stordendole con le potenti scariche elettriche che è in grado di generare. I neonati si nutrono invece prevalentemente di invertebrati acquatici e di uova di insetti.
Il tiger fish
Il tiger fish
Benché il Tigerfish possa essere insidiato durante l'anno

, sembrano esserci due stagioni di pesca con l'amo distinte.
Alla
conclusione della stagione delle piogge, 88 quando i fiumi o i loro affluenti crescono ed i piccoli e giovani pesci nuotano
dentro specie di laghi creati dal fiume Zambezi. Ciò ha luogo solitamente maggio e giugno quando l'acqua è ancora
abbastanza calda, allora il Tigerfish sembra essere nello stato migliore di caccia

. Maggio può essere un buon mese per
pescare il Tigerfish, altrettanti uccelli d'acqua come i cormorani

, girate ed i gulls si concentrano nelle zone dove i pesci
giovani sono spinti nuovamente dentro lo Zambezi dovuto al retrocedere dell'acqua. In questi zone si possono trovare a
riva o nell'acqua più poco profonda piccoli tigerfish, con i più grandi in acqua più profonda. Sembra inoltre in questo
periodo dell'anno essere il migliore affinchè il tigerfish grande attacchi il pesce più piccolo che già avete allamato! Quando
gli uccelli vanno a caccia di piccoli avannotti, vicino ai banchi di sabbia, si possono vedere nuvole di piccoli pesci, qui
troverete molti piccoli Tigerfish, insistendo è proprio qui che uscirà quello di taglia notevole. Dopo l'inverno, quando le
temperature cominciano aumentare, il secondo periodo di pesca migliore.
Non è difficile agganciare Tigerfish di 20 o 30 Kg. La sua difesa è inaspettata e potente, compiendo decine di salti fuori
dall'acqua, in questi momenti mostrerà la sua possente dentatura e l'infarto è garantito. A spinning molto pesante, trecce
da 50 libbre e cavetti d'acciaio. La sua bocca piena di denti e vere e proprie zanne rende difficoltoso l'aggancio.
.
Al momento non è consigliabile un viaggio di pesca a questo meraviglioso animale, lotte intestine e vere e proprie guerre
fanno della zona Africana e dello Stato un area instabile e pericolosa.
il dugongo
ecco un pesce dalle forma diversa dei molluschi e pesci che siamo abituati a vedere
Dumbo Octopus. (Grimpoteuthis)
E’ un mollusco di circa 20 cm che abita nelle acque oceaniche a 300-400 metri di profondità. Il corpo è semigelatinoso si muove sfiorando il fondale oceanico alla ricerca di lumache vermi e tutto ciò che possa essere mangiato.
Il dugongo (Dugong dugon) è un mammifero dell'ordine dei Sirenii; l'unica specie del genere Dugong e della famiglia dei Dugongidi.
È un parente relativamente prossimo del lamantino, da cui si differenzia soprattutto per la forma biforcuta della coda. Per secoli oggetto dicaccia, è oggi a rischio di estinzione.
ANATOMIA
Il dugongo è un animale acquatico di grossa mole e di colore grigio-brunastro che può superare i 3 metri di lunghezza, per un pesocompreso tra 400 e 500 kg.
La femmina risulta spesso leggermente più lunga e pesante del maschio ma non abbastanza da poter parlare di dimorfismo sessuale.
Il dugongo ha una struttura fisica tozza e compatta che gli ha fatto guadagnare il popolare soprannome di "mucca di mare"; in questo sirenide, infatti, una pinna caudale orizzontale divisa in due lobi simile a quella dei cetacei si associa ad un corpo estremamente massiccio provvisto di due ghiandole mammarie toraciche e di due grosse pinne anteriori appiattite, a forma di spatola. Queste ultime hanno una doppia funzione: esse servono sia da mezzo di locomozione sia, in pochi casi, da arti prensili.
Anche la testa ha una forma insolita, caratterizzata da minuscoli occhi e orecchie e da un grosso paio di spesse "labbra": mentre i primi sono però fattori propri di molti mammiferi marini (si pensi alla balena o all'orca), il secondo è posseduto solo da questa specie, ed è dovuto alla sua particolare dieta.
La sua pelle è, al pari degli altri sirenii, usata principalmente come accumulatore di materia grassa, risorsa che torna utile durante l'inverno come protezione termica dalle basse temperature. Essa è inoltre estremamente resistente e dotata di buone capacità rigenerative: una profonda ferita inflitta da una rete da pesca d'alto mare può guarire infatti anche in un solo giorno.
Nonostante la sua vita si svolga completamente in mare, come i cetacei il dugongo è costretto a salire a galla periodicamente per prendere aria; dopo l'inspirazione, però, la maggior parte dell'ossigeno non viene fissato nell'emoglobina del sangue come accade ad esempio nell'uomo, ma nella mioglobina dei muscoli: questa caratteristica, presente in molti altri mammiferi marini, gli permette di evitareembolie durante la risalita e di restare sott'acqua per tempi molto lunghi.
COMPORTAMENTO
I dugonghi sono animali sociali, che spesso vivono anche in gruppi composti da tre o quattroindividui; in ogni gruppo può essere presente anche più di un maschio, comportamento questo non riscontrabile che in poche altre specie viventi. La socialità è per questa specie più un mezzo di difesa che un sistema di attacco: ciò avviene perché i dugongidi non si dedicano alla caccia, e quindi non hanno bisogno di alleati che li aiutino a tendere trappole alle prede (si pensi al comportamento del leone, un mammifero terrestre carnivoro).
DIETA
Il dugongo è un mammifero erbivoro marino, uno dei pochi esistenti; per questo motivo la sua dieta è basata esclusivamente sulle piante marine (della famiglia Potamogetonaceae, anche se non disdegna le Hydrocharitaceae e le Cymodoceaceae), che è solito brucare nelle acque più basse, dove i predatori (come ad esempio gli squali) non si avventurano quasi mai. Accurate analisi sulle feci di questi animali hanno spesso rilevato la presenza di piccoli invertebrati: è abbastanza chiaro pensare che nella maggioranza dei casi essi siano inghiottiti per sbaglio durante il pascolo delle piante acquatiche. L'alimentazione è l'attività cui il dugongo si dedica maggiormente durante la giornata: può arrivare a mangiare ben 30 kg di alghe al giorno; per agevolarsi il dugongo adopera le sue muscolose "labbra", molto utili per strappare le alghe dalfondale, e le pinne anteriori, che usa quasi come mani per reggere il cibo
RIPRODUZIONE
Anche la riproduzione è un momento importante per il dugongo: l'accoppiamento è un'operazione molto lunga e lenta, che può durare anche diverse ore; essendo un mammifero, la femmina partorisce un cucciolo già vivo, che subito provvede ad allattare, anche questa volta adoperando le pinne anteriori come braccia per mantenere il piccolo.
Spesso la scelta del partner avviene secondo un rituale per il quale più maschi si contendono, lottando, la stessa femmina; è stato però documentato anche un comportamento differente, per cui un gran numero di individui maschi si reca in un'unica zona, e le femmine scelgono liberamente con chi accoppiarsi, basandosi probabilmente sul modo in cui ciascun pretendente mette in mostra le proprie doti. Durante questo periodo i dugonghi maschi, solitamente non molto territoriali, divengono estremamente aggressivi, al punto che anche per un essere umano può essere pericoloso avvicinarli.
DISTRIBUZIONE
Oggigiorno il dugongo è diffuso solamente nell'Oceano Indiano, all'estremità occidentale di quello Pacifico, in corrispondenza a particolari gruppi di isole equatoriali e tropicali come l'Australia, l'Indonesia, la Thailandia (in particolare nel mare nelle andamane nell'arcipelago di Trang, spesso avvistato nei pressi dell'isola di koh Libong) o lo Sri Lanka, e nel Mar Rosso; solo pochi secoli fa la mappatura avrebbe compreso anche l'Oceano Atlantico ed il Mar Mediterraneo, zone da cui ora il dugongo è completamente estinto.
Il luogo in cui la densità della popolazione di dugonghi raggiunge il valore massimo è l'Australia, soprattutto nelle sue coste settentrionali, seguita dalle sponde egiziane del Mar Rosso; negli altri stati i dugonghi sono invece una specie rara, raggiungendo al massimo i 100 individui a nazione: basti pensare che il Kenia, luogo dove una volta i manatee abbondavano, oggi conta una popolazione totale di soli 6 individui. Anche nelle già nominate isole giapponesi Ryu Kyu, habitat da millenni di questi animali, la situazione è tragica, così come inMadagascar e nelle isole al largo della costa orientale africana: ciò ha spinto importanti organizzazioni mondiali, come il WWF, a dichiarare il dugongo un animale in via d'estinzione da salvaguardare.
il gar alligator pesce del'america del nord
pesce Gar Alligator
Il gar alligator
Il GAR ALLIGATOR è il più grande membro dei Lepisosteidi; questi pesci sono del tutto simili a grossi alligatori; in
quanto a fattezze del corpo, la colorazione e soprattutto l'apparato boccale, con delle fauci zeppe di denti accuminati. La
superficie dorsale del Gar Alligator è di un colore marrone o un oliva-marrone, mentre la superficie ventrale tende ad
essere di un colore più chiaro.
E' uno di più grandi pesci d'acqua dolce in America del Nord ed è il più grande della specie del luccio. E' un pesce
preistorico che è arrivato fino ai nostri giorni. Ci sono tracce della sua esistenza fin dal Mesozoico, tra i sessantacinque e i duecentomilioni
di anni fa.
Tranne l'uomo e gli alligatori non ha un nemico in natura. Ha una crescita rapidissima i primi anni, può raggiungere e
superare gli otto kg già al primo anno di vita, può arrivare a vivere settnta anni.
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Il GAR ALLIGATOR è presente principalmente negli Stati Uniti, in particolar modo dal Mississipi fino all' Ohio, Illinois, in
Florida ed in Messico.
distribuzione del GAR ALLIGATOR
Il Gar Alligator è un predatore voracissimo, può raggiungere i centocinquanta Kg di peso. Attacca le prede con la voracità degna di un
animale preistorico, si difende strenuamente compiendo clamorosi salti fuori dall'acqua. La sua particolare
conformazione fisica gli permette di respirare anche l'aria, puo stare fino a due ore fuori dall'acqua, è facile trovarlo a galla,
questa caratteristica permette di pescarlo anche in superficie. Dato il suo coriaceo apparato boccale non è facile
allamarlo, quindi servono attrezzature potenti con trecce anche da 80 libbre, ancorette degne di questo nome, inutile
dirlo: cavo di acciaio. A spinning con grossi minnow di plastica, quelli di legno li sbriciola.
IGFA All-tackle World Record: centoventisei .55 kg / 279 lb 0 oz - Rio Grande, Texas, USA
La migliore guida al mondo per pescare il GAR ALLIGATOR sembra essere Kirk Kirkland. A lui fanno riferimento anche
musei ed importanti fondazioni scentifiche.
che denti il pesca payra !!
Il payara, scomberoides di Hydrolycus, (anche conosciuto come "pesce con i denti di cane") è una specie conosciuta da
poco per la pesca. Vive nel fiume di Orinoco nel Venezuela. Le caratteristiche più notevoli dei payara sono le due zanne
lunghe che sporgono dalla relativa mascella più bassa. Queste zanne possono essere di dieci o quindici centimetri di lunghezza
e gli hanno fatto guadagnare il nickname di "pesce vampiro". Questi denti enormi e sproporzionati ne hanno fatto in
tempi antichi un pesce leggendario e temuto.
I Payaras mangiano la maggior parte dei pesci più piccoli di loro, ma la prevalenza della loro dieta è composta
soprattutto dai piranhas, che infilzano con i loro denti taglienti. Il Payara condivide il suo habitat con il peacock bass. Inoltre sono conosciuti come cachorras nel Venezuela. La
diffusione del Payara si limita al Rio Delle Amazzoni ed i relativi affluenti sopra la bocca del Rio Tapajós.
Orinoco
Uno dei posti migliori per catturarli sono le cascate Uraima nel Venezuela, dove è stato catturato il Payara record di
diciotto Kg. Sono pesci molto difficili da catturare e soltanto una abboccata su cinque porta alla cattura dell'esemplare.
Attaccano le esche con estrema voracità e partono con grande potenza, possono facilmente portarvi via 60 metri di
treccia. Partono verso la corrente, solitamente, aggiungendo così ulteriore difficoltà. Possono strappare una treccia da quattordici
libbre con facilità. Questi predatori hanno un corpo molto possente, con una colorazione argentata, ma al tempo stesso
sono pesci molto delicati, una volta catturati devono essere rilasciati abbastanza in fretta, pena la morte in breve tempo.
Come abbiamo visto il Payara predilige fiumi con parecchia turbolenza. Ama sostare immobile in caccia per avventarsi
con ferocia sulla prima malcapitata preda che gli capita a tiro.
Il payara, avendo una distribuzione geografica molto limitata, è un predatore difficile da trovare e sta diventando una
specie di pesca di culto. I locali lo insidiano con grosse esche vive fatte calare sul fondo. Per la pesca a spinning
dobbiamo utilizzare grossi minnows affondanti, inutile a dirsi cavetto di acciaio.